“55 proiezioni di luce e oscurità” è la nuova raccolta poetica di Lorenzo Conzatti (Senso Inverso Edizioni, 2025). Un'indagine sulla propria identità tra luci e ombre.
Chi siamo veramente? Siamo buoni o cattivi? Siamo fatti di luci o di ombre? Quante volte ci poniamo queste domande nel corso della nostra vita.
Lorenzo Conzatti, partendo dalla sua esperienza personale, con questa raccolta prova a dare una risposta.
L'elemento autobiografico costituisce il fulcro dell'opera, fungendo inoltre da fonte d'ispirazione poetica e punto di partenza per un'indagine lunga e complessa sulla propria identità.
“Sono luce oppure oscurità”? Questo il dilemma ontologico che attraversa tutta la raccolta e che tormenta l'animo del poeta. Ma da dove nasce questa domanda? Dal fatto che il suo rapporto con gli altri è stato spesso caratterizzato da situazioni di natura contraddittoria: alcuni lo definito hanno buono e luminoso, altri cattivo e oscuro.
Questi episodi hanno dato origine a una ricerca profonda sul proprio essere che ha portato alla stesura della raccolta. Un'analisi accurata che non si realizza solo nei contenuti, ma che si riflette anche nella forma, ovvero nella struttura stilistica dei componenti. Il linguaggio, elegante e forbito, ci trasporta in un flusso di metafore molto potenti, di intenso spessore creativo e dal tratto originale.
Alcune poesie sono in rima, altre sono in versi sciolti. In ogni caso ci troviamo di fronte a un ritmo incalzante e musicale che impreziosisce ed enfatizza il significato del testo.
Questi episodi hanno dato origine a una ricerca profonda sul proprio essere che ha portato alla stesura della raccolta. Un'analisi accurata che non si realizza solo nei contenuti, ma che si riflette anche nella forma, ovvero nella struttura stilistica dei componenti. Il linguaggio, elegante e forbito, ci trasporta in un flusso di metafore molto potenti, di intenso spessore creativo e dal tratto originale.
Alcune poesie sono in rima, altre sono in versi sciolti. In ogni caso ci troviamo di fronte a un ritmo incalzante e musicale che impreziosisce ed enfatizza il significato del testo.
La raccolta alterna poesie che mettono in risalto la luce e altre che evidenziano, invece, l'oscurità, come se l'autore cercasse un equilibrio tra le due parti dell'anima. Ed è proprio in questo scambio tra luci e ombre che Lorenzo Conzatti trova la risposta alla domanda da cui è partito. Lui non è altro che un essere umano diviso e frammentato in cui coesistono luce e oscurità. Ce lo racconta molto bene in una delle poesie più emozionanti della raccolta, “Io sono”.
Una lirica in cui il poeta si mette a nudo, lasciando cadere tutte le maschere. Racconta della sua rabbia, delle sue ferite e soprattutto dell'amore che prova solo per chi merita. Il risultato è che in lui, come in ogni essere umano, non esistono attributi che abbiano un valore assoluto. Lui non è né buono, né cattivo perché, in realtà, la luce e l'oscurità sono entrambe presenti dentro di noi. Ciò che mostriamo agli altri, spesso, è una reazione a uno stimolo, un comportamento che proviene dall'esterno:
Una lirica in cui il poeta si mette a nudo, lasciando cadere tutte le maschere. Racconta della sua rabbia, delle sue ferite e soprattutto dell'amore che prova solo per chi merita. Il risultato è che in lui, come in ogni essere umano, non esistono attributi che abbiano un valore assoluto. Lui non è né buono, né cattivo perché, in realtà, la luce e l'oscurità sono entrambe presenti dentro di noi. Ciò che mostriamo agli altri, spesso, è una reazione a uno stimolo, un comportamento che proviene dall'esterno:
"Io non sono né buono né cattivo,
ho un cuore enorme
per chi lo merita e solo livore
per coloro che provocano dolore.
Non sono litigioso,
uso il fuco che celo
per tutelare l'indifeso.
Non sono né finto, né dissimulatore,
l'amore che do è incontaminato
e ogni amicizia per me è un
patto che col sangue ho firmato.
Non sono il pazzo che dicono,
sono un uomo ferito
che ha sempre reagito.
Non sono un bagliore,
sono la parte più bella
dell’oscurità quando
il crepuscolo la rivela.
Sono come un cielo nebuloso
con le stelle a rischiararlo:
impossibile da capire
se ti limiti a guardarlo."
Niente vale in assoluto. Perfino l’oscurità che trascina nel dolore non è totalmente negativa. Il dolore se da una parte è fonte di sofferenza, dall’altra è anche fonte d’ispirazione poetica. Potremmo definirlo, a dir bene, materia fertile del processo creativo. Il mondo interiore del poeta è dominato dall’ombra, ma quell’ombra, come ci fa notare con un ossimoro davvero bello e ricco di forza espressiva, è un demone benigno. In quest’ottica scrivere non è semplicemente un atto creativo, ma anche un gesto di resilienza, un modo di restare a galla e affrontare il male di vivere. L’arte salvifica che genera bellezza nasce proprio dal dolore. Un concetto che viene espresso molto bene nella poesia “L’ombra dell’arte”. Di seguito alcuni versi:
"Il malumore è soltanto un
demone benigno dentro me,
cresce e mi porta a scrivere
i timori che l'umano ha in sé.
Eleva la pura arte che ho nelle
corde e la rende superiore,
fa esplodere la mia vena
poetica offuscata dal chiarore.
Sento che toccherò vette che
nemmeno avevo ipotizzato,
mentre l'ombra mi controlla
e inietta tenebre nel costato."
È dall’ombra che si genera la luce. E la luce è sempre accanto a noi, si nasconde nelle cose più semplici, quelle che troppo spesso diamo per scontate ma che rappresentano l’essenza della vita. Sono il tutto dentro le briciole del niente: come il sorriso del padre che dipinge un quadro vivido, la tenerezza della madre che pompa sangue nelle arterie, le voci degli amici che accarezzano le viscere.
Ma il poeta non insiste solo sul mondo interiore, il suo intento è fornirci anche un quadro molto approfondito della realtà. Numerose le tematiche sociali affrontate. Prima tra tutte, il bullismo. Fin dalle prime pagine scopriamo che il poeta da bambino ha assaggiato il gusto amaro della discriminazione, a causa di un problema fisico, ovvero una gamba paralizzata, che lo ha rinchiuso in un’anfora di diversità. Ha conosciuto l’odio, l’isolamento, l’insensibilità di chi, per mezzo di un sistema che vuole renderci tutti uguali, confonde la diversità con un problema, con qualcosa di sbagliato.
Anche se ferito, però, Lorenzo non ha ceduto ai giudizi negativi delle persone, non si è lasciato condizionare perché la “violenza è l’oppio degli ignoranti/ l’arma che usano i vigliacchi/per sembrare più potenti.”. Con dei versi davvero significativi l’autore ci offre anche la soluzione per fronteggiare il bullismo: l’amore dei propri cari (compreso quello dei propri defunti) conforta dalle pene e diventa una guida per i passi incerti, una luce che illumina il cammino nel buio più intenso.
L’amore è un battito che martella il cervello e spinge a non arrendersi, a non cedere mai. I valori della famiglia sono le fondamenta sui cui si poggia la propria identità. Se ci si ancora ad essi, non si può vacillare. Anche l’amicizia riveste un ruolo molto importante in tal senso, soprattutto quando si trova qualcuno con cui si condivide la stessa tormentata discriminazione, perché nel sostegno reciproco e nella comprensione ci si rafforza. Affrontare insieme il male aiuta a superarlo. Emblematici e dolcissimi i versi della poesia “Rosso e blu”:
Anche se ferito, però, Lorenzo non ha ceduto ai giudizi negativi delle persone, non si è lasciato condizionare perché la “violenza è l’oppio degli ignoranti/ l’arma che usano i vigliacchi/per sembrare più potenti.”. Con dei versi davvero significativi l’autore ci offre anche la soluzione per fronteggiare il bullismo: l’amore dei propri cari (compreso quello dei propri defunti) conforta dalle pene e diventa una guida per i passi incerti, una luce che illumina il cammino nel buio più intenso.
L’amore è un battito che martella il cervello e spinge a non arrendersi, a non cedere mai. I valori della famiglia sono le fondamenta sui cui si poggia la propria identità. Se ci si ancora ad essi, non si può vacillare. Anche l’amicizia riveste un ruolo molto importante in tal senso, soprattutto quando si trova qualcuno con cui si condivide la stessa tormentata discriminazione, perché nel sostegno reciproco e nella comprensione ci si rafforza. Affrontare insieme il male aiuta a superarlo. Emblematici e dolcissimi i versi della poesia “Rosso e blu”:
"Ti ho conosciuto in tenera età
quando tutti ci ritenevano strani,
per gli standard di una società
che ci faceva sentire inadeguati.
Essere differenti dalla massa
ha creato questo affiatamento,
un legame di fratellanza
che ha superato distanza e tempo.
Trovammo le difficoltà a unirci
e la sensibilità a guidarci,
in una lotta contro i pregiudizi
che rischiavano di schiacciarci."
Quella di Lorenzo Conzatti è una poesia molto impegnata che ci regala uno sguardo vasto e analitico dell’elemento sociale. Si spinge per esempio in una critica molto interessante della tecnologia, la quale mentre ci illude di averci uniti tutti, in realtà ci allontana. Siamo tutti travolti dall’onda dei social, ma le nostre relazioni sono disumanizzate, meccanizzate. Non c’è più spazio per i gesti genuini e spontanei. I rapporti sono tutti appiattiti.
La vicinanza è solo un’ illusione, perché dietro quei cristalli liquidi siamo tutti soli, insicuri e sempre più in difficoltà nelle relazioni interpersonali. La tecnologia ha trasformato il mondo. La massa ingloba il singolo individuo, spingendoci in una guerra tra cloni in cui tutti cercano di emergere senza differenziarsi, ma imitando gli altri. È in questo scenario, fatto di solitudine e rapporti quotidiani spezzati, che trovano spazio la crisi dei valori e l’insensibilità di fronte alle tragedie del mondo.
In questa nuova realtà artificiale il potere trova terreno fertile per insinuarsi e trasformare l’uomo in un individuo privo di sentimenti, che non soffre per i drammi degli altri perché non è più capace di condividerne il dolore. La disumanizzazione diventa la base per dare il via all’industria del cadavere in cui l’uomo, ormai privo di sentimenti, è più facilmente soggetto a manipolazione e a schiavizzazione.
La vicinanza è solo un’ illusione, perché dietro quei cristalli liquidi siamo tutti soli, insicuri e sempre più in difficoltà nelle relazioni interpersonali. La tecnologia ha trasformato il mondo. La massa ingloba il singolo individuo, spingendoci in una guerra tra cloni in cui tutti cercano di emergere senza differenziarsi, ma imitando gli altri. È in questo scenario, fatto di solitudine e rapporti quotidiani spezzati, che trovano spazio la crisi dei valori e l’insensibilità di fronte alle tragedie del mondo.
In questa nuova realtà artificiale il potere trova terreno fertile per insinuarsi e trasformare l’uomo in un individuo privo di sentimenti, che non soffre per i drammi degli altri perché non è più capace di condividerne il dolore. La disumanizzazione diventa la base per dare il via all’industria del cadavere in cui l’uomo, ormai privo di sentimenti, è più facilmente soggetto a manipolazione e a schiavizzazione.
Un altro tema ampiamente affrontato all’interno della raccolta è quello della guerra. Il poeta descrive gli orrori delle guerre attuali: l’invasione in Ucraina e la devastazione di Gaza. Ma non si limita a descrivere. La sua poesia è empatica, indossa la pelle di chi soffre e ne percepisce la sofferenza che viene trasmessa al lettore con parole davvero toccanti. Lorenzo entra nella pelle di Andrei, lontano dalla sua amata Ucraina, il quale devastato dal dolore, vede il suo paese distrutto. Tuttavia non smette di lottare, ma lo fa attraverso la partecipazione collettiva. Attraverso le manifestazioni combatte per la pace. Da “La lotta di Andrei”:
"Andrei ha la testa devastata
dal rumore dei bombardamenti,
affronta il terrore allo specchio
e sa che la pietà e i sentimenti
non esistono nelle fauci della guerra.
Soffre quando osserva
i missili che colpiscono i tetti
e recidono le vene della sua terra.
Scende in piazza e manifesta
invocando il ritorno della pace,
una divinità volubile che pare
aver abbandonato quelle strade."
Entra nella pelle di Noa, giovane orfana di Gaza, che cerca di resistere alla devastazione del suo territorio e alla perdita della sua famiglia trucidata dalle bombe. Da “Noa e il sole”:
"Noa respira il piombo nell'aria
e al risveglio trova desolazione,
sarà un altro giorno di timore e
precarietà per la sua nazione.
Da quando il governo ha deciso
di trasformare in oro il pane,
la povertà è una piaga che dilaga
e spezza vite ogni istante."
La poesia di Conzatti non annega nel dolore. Nei suoi versi vibra e respira il soffio della pace, che pur resiste nonostante le guerre, l'odio e le relazioni finite. Basterebbe semplicemente ascoltare il suo suono per abbracciare il perdono e vivere una vita senza odio.
Molto belli e significativi anche i versi dedicati all'ambiente in cui l'autore affronta il problema del riscaldamento globale, dell'inquinamento, del massacro devastante a cui sono sottoposti i nostri mari a causa del bracconaggio e della pesca senza regole che stanno portando all'estinzione di numerose specie.
Ma ciò che colpisce di questa raccolta è la visione pregna di speranza, perché forse è proprio a questo che servono i poeti: a risvegliare le coscienze, a far pulsare i versi nei polsi, a coinvolgere le anime attraverso le parole. E un'anima sensibile come quella di Lorenzo Conzatti non può non trascinare il lettore. Mediante l'uso di parole molto potenti induce alla riflessione, riuscendo a toccare, allo stesso tempo, le corde dell'anima.
Egli ci invita a non arrenderci alla negatività, ma a coltivare l'energia positiva di cui il mondo ha bisogno. Non si può cedere alla guerra, non si può consegnare il mondo al male. È necessario avere pensieri positivi e continuare ad aver fiducia che un giorno pace e giustizia trionferanno.
Il poeta non scrive solo per se stesso. Non vuole trovare risposte solo al proprio vissuto, ma desidera anche dare voce agli altri. La sua esperienza diventa uno specchio in cui le persone possono riconoscere dinamiche simili e trovare così la forza di non arrendersi. Lorenzo Conzatti esorta a vivere la vita, a prendere in mano il proprio cammino in questa mescolanza di luce e oscurità. Invita a non abbattersi di fronte ai momenti bui perché in fondo sono inevitabili e fanno parte della vita. Luce e ombra coesistono.
L'unico modo per vivere meglio è accoglierle entrambe e trovare il fragile equilibrio che le unisce, perché la luce brilla anche nel buio.
L'unico modo per vivere meglio è accoglierle entrambe e trovare il fragile equilibrio che le unisce, perché la luce brilla anche nel buio.
