Dec 11 • I Folli Scrivono

Lorenzo Conzatti, il poeta che addestra l’oscurità per trasformarla in forza

Scopri la storia di Lorenzo Conzatti, poeta e scrittore dalla formazione filosofica, autore di “55 proiezioni di luce e oscurità”. Dall’emarginazione infantile ai riconoscimenti letterari, un viaggio in versi tra bene e male, bullismo, conflitti, speranza e resistenza interiore.
Dalla solitudine dell’infanzia al podio: nascita di un poeta

Per capire Lorenzo bisogna tornare indietro, a quando era bambino. La sua non è una storia di talento coccolato e incoraggiato da tutti, ma di emarginazione e solitudine.

È proprio in quella sensazione di esclusione che nasce il bisogno di scrivere. Chi è stato un emarginato – lo dice lui stesso – sa quanto possa curare la scrittura. Il foglio diventa un rifugio, la penna un tramite per dire tutto ciò che fuori non trova spazio.

A dieci anni partecipa a un concorso di poesia destinato a ragazzi delle scuole medie. Lui è ancora alle elementari, eppure sale sul podio. Quella vittoria non è solo un premio: è una conferma.
Gli dà autostima, la percezione di valere qualcosa proprio grazie a quella sensibilità che lo aveva fatto sentire diverso. È lì che capisce che la poesia farà parte di lui per sempre.

Non è un gioco, non è un hobby: è un modo di restare in piedi.

Filosofia, demone socratico e
il concept di “luce e oscurità”

Lorenzo non è soltanto un poeta istintivo: alle spalle ha un background filosofico che entra, spesso in modo sotterraneo, nei suoi testi. Non è raro che una poesia nasca da una riflessione teorica, da un concetto astratto, da una domanda tipicamente filosofica.

Lui stesso parla, con ironia e lucidità, del suo “demone socratico”: quella voce interiore che lo guida, che lo provoca, che gli chiede di andare più a fondo. È proprio da una riflessione sul rapporto tra bene e male, luce e ombra, che nasce il concept della raccolta “55 proiezioni di luce e oscurità”.

Per Lorenzo, luce e oscurità non sono solo metafore poetiche: sono due poli che abitano ogni individuo e ogni collettività. Il bene e il male, il bianco e il nero, la parte che mostra e quella che nasconde. E la cosa più interessante è che, nelle sue parole, anche l’oscurità non è solo negativa: se “addestrata”, dice, può diventare una forza straordinaria.

È una visione lontana dal moralismo, più vicina a una consapevolezza adulta: non si tratta di cancellare il buio, ma di imparare a conviverci senza esserne divorati.

Dall’amore al mondo:
quando la poesia diventa impegno

Come molti poeti, Lorenzo inizia scrivendo d’amore. L’amore è il primo laboratorio emotivo di quasi tutti i cuori sensibili: ci si misura con il desiderio, la mancanza, l’idealizzazione, la paura di perdere.

Col tempo però qualcosa cambia. Il suo sguardo si allarga, esce dalla dimensione privata e comincia a occuparsi di ciò che accade fuori: temi personali, sociali e universali. Bullismo, discriminazione, globalizzazione, rischi connessi alla tecnologia, conflitti mondiali, pace, speranza.

Non si tratta di una scelta casuale, ma di una necessità. Lorenzo vede certe realtà in prima persona: episodi di bullismo, contesti in cui la discriminazione è quasi normalizzata. Alcune situazioni lo toccano al punto che restare in silenzio non è più un’opzione.

A questo si aggiunge il peso dei conflitti mondiali, dei telegiornali che mostrano un’umanità ferita, e il confronto con suo padre, che lo sprona a non essere “il solito poeta che parla soltanto di amore, passione e sentimento”.

Da lì, la svolta: la poesia diventa anche una forma di impegno. Non uno slogan, non un manifesto politico, ma un modo per raccontare il mondo in cui viviamo senza edulcorarlo, mantenendo però sempre accesa la possibilità di una via d’uscita, di un riscatto.

“Io sono”: il campo di battaglia tra luce e ombra

Se c’è una poesia che incarna più di tutte il cuore della raccolta “55 proiezioni di luce e oscurità”, quella per Lorenzo è “Io sono”.

In questi versi la luce e l’oscurità non sono astrazioni, ma forze vive che convivono e si scontrano dentro di lui. È una dichiarazione di identità, ma anche una mappa emotiva nella quale molti lettori si riconoscono. Non a caso è una delle poesie più apprezzate.

Lorenzo non si presenta mai come un “essere di luce” puro e senza macchia. Al contrario, ammette il conflitto interno, il dubbio, la tensione continua tra desiderio di bene e tentazione dell’ombra. È proprio questa onestà che rende la sua poesia così vicina a chi legge: il lettore sente che non sta ascoltando una voce perfetta, ma una voce umana.

E in questo galleggiamento tra luce e oscurità, Lorenzo cerca sempre di trasmettere lo stesso messaggio: non arrendersi. Qualunque cosa la vita metta davanti, c’è sempre uno spiraglio, un appiglio, una parola a cui aggrapparsi.

Quando la poesia ti salva: “Miraggio cremisi” e “Darkness”

I versi di Lorenzo non vogliono solo “fare effetto” sul lettore: nascono da un’urgenza reale e, spesso, hanno avuto un ruolo concreto anche nella sua vita.

Ci sono testi che per lui non sono semplici componimenti, ma veri e propri salvagenti. “Miraggio cremisi”, ad esempio, lo ha accompagnato per anni in un periodo in cui un sogno forse impossibile gli alleviava la sofferenza. Era un’illusione? Forse. Ma a volte anche le illusioni, se ben gestite, possono dare la forza di andare avanti giorno per giorno.

Ancora più potente, nella sua storia personale, è “Darkness”. In quella poesia, Lorenzo si è visto allo specchio. Ha visto la direzione verso cui rischiava di andare, uno spettro di depressione che stava iniziando a impossessarsi di lui. Mettere quelle immagini su carta, guardarle da fuori, gli ha permesso di dire: “Io così non ci voglio arrivare”.

La poesia, in quel momento, non è stata solo consolazione, ma anche avvertimento, strumento di consapevolezza. È così che i testi diventano non solo specchio per chi legge, ma anche per chi scrive.

Emozioni forti e riconoscimento: cosa vuole lasciare al lettore

Quando Lorenzo parla del lettore, lo fa con grande rispetto. Non lo immagina come un pubblico passivo, ma come qualcuno che deve uscire dalla lettura “scosso dentro”.

Spera che chi legge le sue poesie provi emozioni forti, che venga toccato fino alle lacrime se necessario, che si senta chiamato in causa. Il suo desiderio è che le persone si riconoscano in quel continuo oscillare tra luce e oscurità che lui racconta e che – in fondo – appartiene a tutti.

La poesia, per lui, non è mai un esercizio di stile. Non gli interessa dimostrare quanto è bravo, gli interessa arrivare. In ogni verso cerca di trasmettere, oltre alla consapevolezza delle ferite, anche una forza sotterranea: la forza di non arrendersi mai.

Tra premi, antologie e riflettori: il lato pubblico di Lorenzo Conzatti

Molti autori vivono con disagio la parte “pubblica” del mestiere: presentazioni, riconoscimenti, parlare davanti a una platea. Per Lorenzo non è così.

Nel corso degli anni ha vinto diversi concorsi di poesia, è stato finalista in premi prestigiosi, ha visto i suoi testi pubblicati in varie antologie. Tutto questo non gli pesa, anzi: lui stesso ammette che il riconoscimento esterno è fonte di adrenalina, lo fa sentire più vivo che mai.

Se un tempo sentiva la pressione di parlare davanti a una folla, oggi quella stessa pressione si è trasformata in carica. La “luce dei riflettori” non lo spaventa: la abbraccia, perché sa che è uno dei modi per far arrivare più lontano le sue parole.

Ma attenzione: questo non significa che abbia sacrificato l’autenticità. Il rapporto intimo con i lettori, infatti, rimane per lui centrale. Non è il poeta chiuso nella sua torre d’avorio: dialoga, ascolta, risponde. E proprio quel contatto diretto gli conferma, come dice, di essere rimasto se stesso.

Un invito a guardare il mondo con occhi diversi

In fondo, tutto ciò che Lorenzo fa con la sua poesia può essere riassunto in un gesto: ti invita a guardare il mondo con occhi diversi.

A volte più critici, perché non sopporta l’ingiustizia, il bullismo, l’ipocrisia sociale. A volte più profondi, perché dietro ogni ombra intravede una domanda. Sempre, però, più consapevoli.

La sua scrittura nasce per far riflettere ed emozionare, ma anche per aiutare chi legge a trovare la propria voce, a sentirsi meno solo nel proprio caos interiore. Le sue poesie sono specchi, sì, ma anche lampioni in una strada che altrimenti resterebbe buia.

Perché leggere “55 proiezioni di luce e oscurità”

Se cerchi una poesia patinata, rassicurante, che non ti metta mai in crisi, forse “55 proiezioni di luce e oscurità” non è il libro che fa per te.

Se invece desideri un viaggio onesto tra bene e male, tra sogno e disincanto, tra ferite e desiderio di rinascita, allora le parole di Lorenzo Conzatti potrebbero toccarti più di quanto immagini.

Dentro questa raccolta troverai:

l’infanzia di un emarginato che ha trovato nella scrittura una cura;

la lucidità di chi ha studiato filosofia e non ha paura delle grandi domande;

la denuncia delle ingiustizie che ci circondano;

la fragilità di chi non nasconde la propria oscurità;

la forza di chi, nonostante tutto, sceglie ogni giorno di non arrendersi.

Conoscere Lorenzo oltre la pagina

Raccontare Lorenzo significa raccontare un autore, ma anche una persona che ha trasformato il dolore in possibilità, l’ombra in strumento di forza, l’emarginazione in linguaggio.

Sul blog “I folli scrivono” ci piace dare spazio a chi la follia l’ha scelta come forma di lucidità alternativa, a chi non ha paura di sentirsi “fuori posto” pur di restare fedele a sé stesso. Lorenzo Conzatti è esattamente uno di questi.

Se hai letto le sue poesie, se ti sei riconosciuto in una delle sue “proiezioni”, se una sua frase ti è rimasta addosso, non tenerlo per te: condividilo, parlane, scrivici.
Sono proprio questi fili invisibili tra autore e lettore a tenere viva la letteratura.

E chissà: forse, tra una luce e un’oscurità, scoprirai anche tu che certe parole arrivano nel momento esatto in cui ne avevi più bisogno.
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